Fiat, il piano: addio contratti nazionali

Fiat, il piano: addio contratti nazionali
E a Pomigliano dal 2013 i nuovi protocolli
L’azienda annuncerà in settimana la Newco
Definita la strategia per annullare il fronte del «no»
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di Nando Santonastaso

TORINO (25 luglio) Il lavoro del pool di giuristi è ormai finito. Giovedì prossimo, il giorno dopo il tavolo convocato dal governo a Torino per il caso Serbia, la Fiat annuncerà l’uscita da Confindustria e Federmeccanica per potere avere mano libera e attuare il nuovo schema contrattuale per i lavoratori di Pomigliano.

L’avvio della Newco. La decisione, che sarà accompagnata dalla nascita della newco (verrà utilizzato il nome di una società già esistente ma al momento non operativa), ha tempi e tappe già certi secondo quanto si apprende.
L’azienda resterà vincolata – lo impone la legge – all’attuale contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici solo fino alla sua naturale scadenza, prevista per il 31 dicembre 2012. Dall’1 gennaio 2013 saranno applicate le nuove norme, quelle cioè inserite nell’accordo del 21 aprile siglato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl e respinto dalla Fiom, con l’aggiunta di ulteriori intese compatibili con l’accordo stesso e già comprese nel contratto collettivo.

L’escamotage, si apprende, è stato ritenuto dall’azienda l’unico possibile per evitare le incognite di possibili ostruzionismi da parte del fronte del «no» al piano Panda e alla sua flessibilità (700 milioni di investimento nell’impianto campano). Non essendo infatti firmataria del contratto nazionale, siglato da Confindustria e da Federmeccanica oltre che dai sindacati (Fiom anche in questo caso esclusa), la Fiat non potrebbe disdettarlo. Può invece, come detto, uscire dalle organizzazioni imprenditoriali di cui ha fatto sempre parte: una decisione che, a quanto si apprende, Confindustria starebbe cercando di ostacolare con un forte quanto sotterraneo pressing sul management del Lingotto.

I timori di Confindustria. Evidente la preoccupazione dell’Associazione di non innescare una reazione a catena da parte di altre imprese, convinte sulla scia della Fiat che la contrattazione aziendale sia più conveniente rispetto a quella nazionale. Il Lingotto, sempre secondo quanto si apprende, avrebbe già fatto sapere che l’uscita da Confindustria riguarderebbe solo la società auto, una delle due nate dallo scorporo appena annunciato a Detroit. Le altre attività, legate a Fiat Industrial, insomma, resterebbero nell’alveo di Confindustria nella cui giunta, va notato, è entrato da poche settimane il presidente della società torinese, John Elkann.

Deroghe al contratto e fronte del «no». Ma perché questa soluzione permetterebbe alla Fiat di disinnescare la possibile conflittualità del «fronte del no»? La risposta è legata alle deroghe introdotte al contratto nazionale dalla Fiat e accettate dai sindacati firmatari del piano Panda. Tre, in particolare, i punti controversi: il primo riguarda la lotta all’assenteismo di massa per stroncare il quale si prevede che non verranno pagati i primi tre giorni di malattia; il secondo concerne le ore di straordinario libero che vengono portate a 80 all’anno rispetto alle 40 attuali; il terzo, il diritto di sciopero. Su quest’ultimo punto, la clausola di salvaguardia «aggiunta» al testo originario prevede sanzioni solo a carico delle organizzazioni sindacali. Quelle, pure previste, per i singoli dipendenti non riguardano – ha spiegato più volte l’azienda – i casi di sciopero ma solo i comportamenti contrari all’accordo stesso (assenteismo e dintorni).

Lavoratori Fiom non sanzionabili. Dunque, se questa intesa venisse applicata adesso, i lavoratori Fiom non ne sarebbero minimamente interessati non avendo siglato il contratto: non sarebbero cioè passibili di sanzioni per nessuno dei motivi espressamente indicati dal provvedimento e potrebbero rifiutarsi il surplus di lavoro straordinario senza esserne obbligati. Uscendo da Confindustria, la Fiat aggirerebbe l’ostacolo proponendo il nuovo contratto a tutti i lavoratori di Pomigliano, liberi a quel punto di accettarlo o meno.

Rispetto degli attuali livelli salariali. Sul piano normativo, questo nuovo assetto – stando alle valutazioni tecnico-giuridiche – rispetterà ovviamente gli attuali livelli salariali e, assicura la Fiat, getterà le basi per un ulteriore e graduale aumento. Quanto ai tempi, scadenze alla mano ci sarà uno sfalsamento tra l’entrata in vigore del nuovo contratto (1 gennaio 2013) e l’avvio della produzione della nuova Panda, previsto per la fine del 2011. Ma su questo punto saranno le diplomazie aziendale e sindacali a fare luce: di sicuro ai lavoratori di Pomigliano sarà applicato l’attuale contratto nazionale fino all’ultimo giorno utile.

La strategia dei tempi dell’annuncio. Ma perché proprio ora l’annuncio di questa svolta? Per una ragione tattica, evidentemente. Marchionne dopo l’annuncio del dirottamento in serbia della nuova monovolume, ha interesse ad allargare sempre di più le distanze tra chi seguirà la sua linea (sindacati compresi) e chi ha già deciso di contrastarla. Una ulteriore «spallata» insomma che sicuramente alimenterà nuove polemiche: ma di queste l’ad non sembra essere minimamente preoccupato.

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