Operai senza stipendio alla raffineria della Q8

Repubblica — 22 luglio 2010 pagina 7 sezione: NAPOLI
NIENTE vacanze per oltre duecento operai addetti allo smantellamento dell’ area raffineria Q8 in via Brecce, nel quartiere Barra. I lavoratori sono senza stipendio da quattro mesi e da lunedì sono in presidio permanente. L’ area Q8 è in chiusura: per i prossimi vent’ anni conserverà soltanto la benzina negli opifici. Lo sgombero degli impianti di raffinazione che occupano parte della sede, dismessi da una decina di anni e venduti all’ azienda pakistana Agi, è stato affidato alla ditta Gallo. L’ impresa sarebbe sull’ orlo del fallimento e non riesce a pagare i dipendenti. «La ditta Gallo e le quattro aziende subappaltatrici sono in crisi – spiega Fausto, operaio specializzato, padre di famiglia ed ex saldatore per aziende collegate a Fincantieri e Fiat -, circa 250 famiglie vivono da quattro mesi senza stipendio. Non solo non andremo in vacanza, ma stiamo avendo difficoltà anche a pagare affitti di casa, a fare la spesa. Per ora ci aiutano i nostri familiari». Protesta ad oltranza dalle otto del mattino fino alle cinque del pomeriggio e, intanto, gli operai chiedono un incontro con il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa. «I pakistani accusano l’ azienda napoletana, dicono che non sono stati pagati. Noi non riusciamo ad incontrare la nostra azienda. Insomma come la storia delle scatole cinesi, in mezzo ci siamo noi con le nostre vite sospese», spiega Fausto che ripete con ossessione la parola “pakistani” quasi come se non riuscisse ad immaginarli. Così distanti, anche geograficamente, dai suoi problemi economici. I lavoratori hanno già provveduto allo smantellamento dell’ ottanta per cento degli impianti venduti. «Abbiamo lavorato in condizioni di sicurezza al di sotto del minimo consentito – dicono – operando a contatto con strutture in amianto senza alcun dispositivo di protezione individuale e sottoponendoci a turni massacranti. E, quasi sempre, lo stipendio percepito a fine mese è stato ridotto rispetto a quello concordato in busta paga». Secondo gli operai la ditta Gallo giustifica i ritardi dei pagamenti con l’ assenza di liquidità ma vorrebbe continuare i lavori: senza garanzie di retribuzione agli operai. «Chiediamo un incontro al più presto con le istituzioni – spiegano – affinché lo Stato appronti una mediazione ed una soluzione che tenga conto del lavoro svolto, delle condizioni in cui si è realizzato, che garantisca il saldo delle retribuzioni arretrate e il prosieguo delle attività con tutela della salute dei lavoratori. E, prima di tutto, rispetto del loro diritto alla retribuzione». – ILARIA URBANI

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