Della questione “Depuratore Industriale”, o meglio dire “Depuratore di Sostanze Tossiche”, si sta parlando molto in quest’ultimo mese a Torre del Greco. Ma, per arrivare alle radici del problema, dobbiamo ritornare a qualche anno fa.
Era il 25 ottobre 2004, quando la società WATER & INDUSTRIAL SERVICES COMPANY S.p.a., o meglio conosciuta da tutti come WISCO, presenta un progetto di “INTERVENTO DI ADEGUAMENTO FUNZIONALE TECNOLOGICO E DELOCALIZZAZIONE FUNZIONALE DELL’IMPIANTO DI DEPURAZIONE ESISENTE – TORRE DEL GRECO – LOC. SANTA MARIA LA BRUNA”. Dal bellissimo titolo, viste le parole come “TECNOLOGICO”, “FUNZIONALE”, si potrebbe immaginare la costruzione di un bellissimo polo di qualità. Un polo che, magari, offrisse anche qualche posto di lavoro ai giovani di questa società allo sbaraglio! Purtroppo nulla di tutto questo!!
Questa società, la WISCO, è una società partecipata da ENEL S.p.a., ( 51%), e Trenitalia, (49%), e gestisce sul piano nazionale una rete di impianti per il trattamento di rifiuti industriali (altamente tossici). Nella nostra città hanno intenzione di ampliare un modesto depuratore presente nelle Grandi Officine Riparazioni di Trenitalia per poter depurare, oltre i rifiuti provenienti dalle operazioni di risulta e lavaggio dei locomotori e delle carrozze dell’area ferroviaria, anche sostanze tossiche provenienti delle zone limitrofe.
Le sostanze che saranno stoccate e trattate presso questo nuovo sito di depurazione del sud Italia sono (consentitemi di omettere i codici CER):
- fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazione e separazione di componenti;
- rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della materia prima;
- liquido di concia contenente cromo;
- soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri;
- fanghi acquosi contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organici o altre sostanze pericolose;
- sospensioni acquose contenenti materiali ceramici;
- rifiuti liquidi acquosi contenenti inchiostro;
- oli dispersi;
- soluzioni di sviluppo e attivanti a base acquosa;
- soluzioni di lavaggio e soluzioni di arresto-fissaggio;
- rifiuti liquidi acquosi prodotti dal recupero in loco dell’argento;
- fanghi acquosi da operazione di pulizia caldaie, contenenti sostanze pericolose;
- rifiuti prodotti dal trattamento delle acque di raffreddamento, contenenti oli;
- soluzioni acquose di lavaggio, contenenti sostanze pericolose;
- emulsioni e soluzioni per macchinari, contenenti alogeni;
- scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, clorurati;
- rifiuti prodotti da processi di sgrassatura a vapore;
- emulsioni clorurate;
- oli di sentina della navigazione interna;
- altri oli di sentina della navigazione;
- acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua;
- fanghi ed emulsioni prodotti dai processi di dissalazione;
- rifiuti contenenti oli;
- rifiuti contenenti altre sostanze pericolose;
- rifiuti non specificati altrimenti;
- soluzioni pericolose di scarto, contenenti sostanze pericolose;
- concentrati acquosi, contenenti sostanze pericolose;
- liquidi prodotti dal trattamento anaerobico di rifiuti urbani;
- digestato prodotto dal trattamento anaerobico di rifiuti urbani;
- liquidi prodotti dal trattamento anaerobico di rifiuti di origine animale o vegetale;
- percolato di discarica, contenente sostanze pericolose.
Oltre alle sostanze che arriveranno, nel progetto presentato si evince che:
- la zona citata, cioè la contrada Leopardi, è priva di abitazioni e indica come nuclei abitativi più significativi quelli concentrati lungo via Nazionale (SS 18) a oltre 1Km dal sito;
- la zona è facilmente raggiungibile grazie ai due caselli autostradali e grazie alla bassa presenza di traffico cittadino;
- visto la localizzazione a poche centinaia di metri di un depuratore civile e la realizzazione di un “Inceneritore di rifiuti solidi” (secondo il P.R.G.), la realizzazione del Depuratore per sostanze tossiche è inerente alla destinazione d’uso dell’area.
Tre punti evidenziati dai relatori del progetto ma che non corrispondono assolutamente alla realtà, basta recarsi durante qualsiasi orario nei pressi dell’incrocio di Leopardi per costatare la presenza del traffico cittadino oppure percorrere viale Europa per notare che, anche lungo quest’arteria, la presenza di nuclei abitativi è abbastanza alta e significativa.
Il 22 aprile 2005, la Commissione V.I.A. della regione Campania, Assessorato all’Ambiente, da parere favorevole di “compatibilità ambientale” al progetto.
L’8 giugno la palla burocratica passa al Comune di Torre del Greco, il quale concede alla WISCO l’autorizzazione paesaggistica.
Dopo cinque giorni, il Comune di Torre del Greco invia l’autorizzazione paesaggistica concessa, unita a tutti gli elaborati e documenti inerenti la pratica in questione, alla “Soprintendenza per i Beni Architettonici”. Ottenuti tutti gli incartamenti del caso, il “Ministero per i Beni e le Attività Culturali” (Soprintendenza per i Beni Architettonici) ritiene, in data 7 settembre 2005, che non sussistano gli estremi per procedere all’annullamento dell’autorizzazione paesaggistica concessa dal Comune, però facendo due raccomandazioni: 1) la cubatura non superi il 40% di quella oggetto di dismissione; 2) sia predisposta, ai fini della mitigazione dell’impatto ambientale, una sistemazione a verde delle aree libere ed un uso di materiali tradizionali per le coperture dei volumi.
Il 4 agosto dello stesso anno, presso il Settore Provinciale Ecologia, Tutela dell’0ambiente e Disinquinamento di Napoli, si svolge una “Conferenza dei Servizi” per la valutazione del progetto. Alla Conferenza sono stati invitati i rappresentanti del Comune di Torre del Greco, dell’ASL NA/5, dell’Amministrazione Provinciale di Napoli e rappresentante della Società WISCO. Sentiti i pareri favorevoli di tutti i rappresentanti presenti, anche la Conferenza dei Servizi da parere favorevole al progetto analizzato.
Il Comune di Torre del Greco, con una nota del 9 settembre del 2005, comunica alla Regione Campania il via libera ottenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
L’approvazione definitiva è concessa con una delibera Comunale, fatta dalla Commissione Straordinaria insediata al Comune di Torre del Greco per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata.
Questa è stato il percorso istituzionale e burocratico che il progetto della WISCO ha dovuto percorrere dribblando le varie stanze del potere.
Passando ai danni che questa mega bomba ad orologeria causerebbe, questi sono molti. I cittadini di Torre del Greco, ma anche Torre Annunziata e non solo, saranno costretti a esalazioni nocive, potrebbero andare incontro a problemi respiratori (gli odori si sentiranno fino a 6/8 km di distanza), ma, oltre a malattie respiratorie, i cittadini potrebbero essere esposti anche a malattie più serie.
Dal punto di vista economico, la costruzione di questo depuratore, comprometterebbe definitivamente lo sviluppo turistico del nostro territorio. Seguirà un conseguente abbattimento del valore degli immobili, non solo della zona, visto che Torre del Greco diventerà la pattumiera di sostanze tossiche d’Italia. Questo perché? Perché in altre zone, vedi Venezia (Porto Marghera), Bologna, Vicenza, il progetto di questo depuratore è stato BOCCIATO!!
Nella speranza che finalmente i cittadini di Torre del Greco e delle Città limitrofe prendono atto del reale problema che si va incontro con la realizzazione di questo mega DEPURATORE INDUSTRIALE DI SOSTANZE ALTAMENTE TOSSICHE, invitiamo Tutti ad informarsi ed informare.
Fiat, il piano: addio contratti nazionali
E a Pomigliano dal 2013 i nuovi protocolli
L’azienda annuncerà in settimana la Newco
Definita la strategia per annullare il fronte del «no»
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di Nando Santonastaso
TORINO (25 luglio) Il lavoro del pool di giuristi è ormai finito. Giovedì prossimo, il giorno dopo il tavolo convocato dal governo a Torino per il caso Serbia, la Fiat annuncerà l’uscita da Confindustria e Federmeccanica per potere avere mano libera e attuare il nuovo schema contrattuale per i lavoratori di Pomigliano.
L’avvio della Newco. La decisione, che sarà accompagnata dalla nascita della newco (verrà utilizzato il nome di una società già esistente ma al momento non operativa), ha tempi e tappe già certi secondo quanto si apprende.
L’azienda resterà vincolata – lo impone la legge – all’attuale contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici solo fino alla sua naturale scadenza, prevista per il 31 dicembre 2012. Dall’1 gennaio 2013 saranno applicate le nuove norme, quelle cioè inserite nell’accordo del 21 aprile siglato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl e respinto dalla Fiom, con l’aggiunta di ulteriori intese compatibili con l’accordo stesso e già comprese nel contratto collettivo.
L’escamotage, si apprende, è stato ritenuto dall’azienda l’unico possibile per evitare le incognite di possibili ostruzionismi da parte del fronte del «no» al piano Panda e alla sua flessibilità (700 milioni di investimento nell’impianto campano). Non essendo infatti firmataria del contratto nazionale, siglato da Confindustria e da Federmeccanica oltre che dai sindacati (Fiom anche in questo caso esclusa), la Fiat non potrebbe disdettarlo. Può invece, come detto, uscire dalle organizzazioni imprenditoriali di cui ha fatto sempre parte: una decisione che, a quanto si apprende, Confindustria starebbe cercando di ostacolare con un forte quanto sotterraneo pressing sul management del Lingotto.
I timori di Confindustria. Evidente la preoccupazione dell’Associazione di non innescare una reazione a catena da parte di altre imprese, convinte sulla scia della Fiat che la contrattazione aziendale sia più conveniente rispetto a quella nazionale. Il Lingotto, sempre secondo quanto si apprende, avrebbe già fatto sapere che l’uscita da Confindustria riguarderebbe solo la società auto, una delle due nate dallo scorporo appena annunciato a Detroit. Le altre attività, legate a Fiat Industrial, insomma, resterebbero nell’alveo di Confindustria nella cui giunta, va notato, è entrato da poche settimane il presidente della società torinese, John Elkann.
Deroghe al contratto e fronte del «no». Ma perché questa soluzione permetterebbe alla Fiat di disinnescare la possibile conflittualità del «fronte del no»? La risposta è legata alle deroghe introdotte al contratto nazionale dalla Fiat e accettate dai sindacati firmatari del piano Panda. Tre, in particolare, i punti controversi: il primo riguarda la lotta all’assenteismo di massa per stroncare il quale si prevede che non verranno pagati i primi tre giorni di malattia; il secondo concerne le ore di straordinario libero che vengono portate a 80 all’anno rispetto alle 40 attuali; il terzo, il diritto di sciopero. Su quest’ultimo punto, la clausola di salvaguardia «aggiunta» al testo originario prevede sanzioni solo a carico delle organizzazioni sindacali. Quelle, pure previste, per i singoli dipendenti non riguardano – ha spiegato più volte l’azienda – i casi di sciopero ma solo i comportamenti contrari all’accordo stesso (assenteismo e dintorni).
Lavoratori Fiom non sanzionabili. Dunque, se questa intesa venisse applicata adesso, i lavoratori Fiom non ne sarebbero minimamente interessati non avendo siglato il contratto: non sarebbero cioè passibili di sanzioni per nessuno dei motivi espressamente indicati dal provvedimento e potrebbero rifiutarsi il surplus di lavoro straordinario senza esserne obbligati. Uscendo da Confindustria, la Fiat aggirerebbe l’ostacolo proponendo il nuovo contratto a tutti i lavoratori di Pomigliano, liberi a quel punto di accettarlo o meno.
Rispetto degli attuali livelli salariali. Sul piano normativo, questo nuovo assetto – stando alle valutazioni tecnico-giuridiche – rispetterà ovviamente gli attuali livelli salariali e, assicura la Fiat, getterà le basi per un ulteriore e graduale aumento. Quanto ai tempi, scadenze alla mano ci sarà uno sfalsamento tra l’entrata in vigore del nuovo contratto (1 gennaio 2013) e l’avvio della produzione della nuova Panda, previsto per la fine del 2011. Ma su questo punto saranno le diplomazie aziendale e sindacali a fare luce: di sicuro ai lavoratori di Pomigliano sarà applicato l’attuale contratto nazionale fino all’ultimo giorno utile.
La strategia dei tempi dell’annuncio. Ma perché proprio ora l’annuncio di questa svolta? Per una ragione tattica, evidentemente. Marchionne dopo l’annuncio del dirottamento in serbia della nuova monovolume, ha interesse ad allargare sempre di più le distanze tra chi seguirà la sua linea (sindacati compresi) e chi ha già deciso di contrastarla. Una ulteriore «spallata» insomma che sicuramente alimenterà nuove polemiche: ma di queste l’ad non sembra essere minimamente preoccupato.
Repubblica — 22 luglio 2010 pagina 7 sezione: NAPOLI
NIENTE vacanze per oltre duecento operai addetti allo smantellamento dell’ area raffineria Q8 in via Brecce, nel quartiere Barra. I lavoratori sono senza stipendio da quattro mesi e da lunedì sono in presidio permanente. L’ area Q8 è in chiusura: per i prossimi vent’ anni conserverà soltanto la benzina negli opifici. Lo sgombero degli impianti di raffinazione che occupano parte della sede, dismessi da una decina di anni e venduti all’ azienda pakistana Agi, è stato affidato alla ditta Gallo. L’ impresa sarebbe sull’ orlo del fallimento e non riesce a pagare i dipendenti. «La ditta Gallo e le quattro aziende subappaltatrici sono in crisi – spiega Fausto, operaio specializzato, padre di famiglia ed ex saldatore per aziende collegate a Fincantieri e Fiat -, circa 250 famiglie vivono da quattro mesi senza stipendio. Non solo non andremo in vacanza, ma stiamo avendo difficoltà anche a pagare affitti di casa, a fare la spesa. Per ora ci aiutano i nostri familiari». Protesta ad oltranza dalle otto del mattino fino alle cinque del pomeriggio e, intanto, gli operai chiedono un incontro con il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa. «I pakistani accusano l’ azienda napoletana, dicono che non sono stati pagati. Noi non riusciamo ad incontrare la nostra azienda. Insomma come la storia delle scatole cinesi, in mezzo ci siamo noi con le nostre vite sospese», spiega Fausto che ripete con ossessione la parola “pakistani” quasi come se non riuscisse ad immaginarli. Così distanti, anche geograficamente, dai suoi problemi economici. I lavoratori hanno già provveduto allo smantellamento dell’ ottanta per cento degli impianti venduti. «Abbiamo lavorato in condizioni di sicurezza al di sotto del minimo consentito – dicono – operando a contatto con strutture in amianto senza alcun dispositivo di protezione individuale e sottoponendoci a turni massacranti. E, quasi sempre, lo stipendio percepito a fine mese è stato ridotto rispetto a quello concordato in busta paga». Secondo gli operai la ditta Gallo giustifica i ritardi dei pagamenti con l’ assenza di liquidità ma vorrebbe continuare i lavori: senza garanzie di retribuzione agli operai. «Chiediamo un incontro al più presto con le istituzioni – spiegano – affinché lo Stato appronti una mediazione ed una soluzione che tenga conto del lavoro svolto, delle condizioni in cui si è realizzato, che garantisca il saldo delle retribuzioni arretrate e il prosieguo delle attività con tutela della salute dei lavoratori. E, prima di tutto, rispetto del loro diritto alla retribuzione». – ILARIA URBANI
LINK DOCUMENTARIO
La Resistenza viene spesso considerata, dai revisionisti, non come un’insurrezione armata della classe operaia italiana, ma come una resistenza popolare che in qualche modo era riuscita ad unire sotto la bandiera della libertà, della democrazia e della pace, tutti gli schieramenti politici presenti in Italia e di conseguenza anche proletariato, piccola borghesia e reazione. A questo coro si sono spesso uniti anche tantissimi “comunisti italiani” che gettando nella melma il significato della lotta di classe, hanno accettato in pieno questa visione ideologica che lo stesso PCI, revisionando i fatti di resistenza, già dal 48 faceva perpretare nelle sedi di partito.
Documenti ufficiali, e per ufficiali intendiamo registri parrocchiali, verbali dei carabinieri reali e così via, dimostrano invece che le forze armate erano in maggioranza quelle della Brigata Garibaldi; che le brigate garibaldi erano di base operaia e che il loro progetto non era assolutamente quello di puntare ad una democrazia borghese ma al socialismo.
Riportiamo in seguito alcuni dati sulle formazioni partigiane:
- Brigate Garibaldi 527
- Brigate Autonome 255
- Brigate Giustizia e Libertà 198
- Brigate Matteotti 70
- Brigate del Popolo 54
Su 256.000 combattenti in Italia e all’estero, 153.000 erano garibaldini e su 70.930 caduti, 42.558 erano della Brigata Garibaldi.

Nell’ultimo anno, diverse agenzie di Washington si sono impegnate a finanziare, promuovere e organizzare gruppi di giovani e di studenti in Venezuela, Iran e Cuba, per creare movimenti di opposizione contro i loro governi. I tre paesi, due dei quali sono considerati “nemici” dal governo statunitense, sono stati vittime dell’intensificazione delle aggressioni di Washington, che cerca di provocare un cambiamento di “regime” favorevole ai propri interessi.
Nelle ultime settimane, l’offensiva è continuata con la visita effettuata dal dirigente studentesco venezuelano Roderick Navarro in territorio statunitense. Navarro, presidente della Federazione dei Centri Universitari dell’Università Centrale del Venezuela (FCU-UCV), si è recato anche a Miami, per “incontrare il movimento studentesco venezuelano all’estero” e lavorare alla creazione di “una rete internazionale che comprenda gli studenti di Iran e Cuba”. Secondo Navarro, la rete verrà creata “perché il mondo sappia delle violazioni dei diritti umani che avvengono nei nostri paesi”.
Durante la sua visita, Navarro ha incontrato rappresentanti della Fondazione per la Difesa dei Prigionieri, Esiliati e Familiari (Fundaprefc) di Miami, un piccolo gruppo di venezuelani anti-chavisti che risiedono a Miami; la Rete degli Studenti Venezuelani Uniti (Revu), un altro piccolo gruppo di venezuelani che studiano negli USA; e membri del Direttorio Democratico Cubano, organizzazione di cubani a Miami finanziati da USAID, da National Endowment for Democracy (NED) e da altre agenzie di Washington.
Dal 2005, Washington ha stanziato risorse attraverso NED e USAID per il settore studentesco in Venezuela. Dei 15 milioni di dollari investiti e canalizzati da queste agenzie statunitensi in Venezuela, più del 32% è indirizzato ai giovani. Il suo programma principale mira all’ “abilitazione all’uso delle nuove tecnologie che faciliti l’organizzazione politica delle reti sociali”, si legge nei rapporti di USAID sul suo lavoro in Venezuela.
L’offensiva imperiale
Nell’agosto 2009, Washington ha avviato un’offensiva internazionale utilizzando gli studenti venezuelani come “portavoce” dell’opposizione al Presidente Chávez. Da agosto a settembre, il Dipartimento di Stato ha organizzato la visita negli Stati Uniti di otto giovani politici venezuelani, per denunciare il governo venezuelano e stringere rapporti fra i giovani repubblicani di questo paese e la destra venezuelana. Gli otto giovani venezuelani sono stati selezionati dal Dipartimento di Stato nell’ambito del programma “La democrazia per i giovani leaders politici” del progetto di interscambio “Líderes Visitantes Internacionales – Venezuela”, utilizzato dal governo di Washington per reclutare e formare agenti politici che in seguito promuovano i programmi nordamericani per il Venezuela.
I giovani venezuelani, pagati e accompagnati durante la loro visita negli USA, hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa statunitense, attaccando, denunciando e cercando di screditare il presidente Chávez e la politica del governo venezuelano.
Subito dopo la loro visita negli USA, è stata organizzata una manifestazione attraverso Facebook, dal titolo “Mai più Chávez”, che si proponeva di incitare all’odio e di promuovere la destabilizzazione e il rovesciamento del Presidente Chávez.
Un mese dopo, il 15 e 16 ottobre 2009, Città del Messico è stata la sede del secondo Vertice dell’Alleanza dei Movimenti Giovanili (AYM, la sigla in inglese). Patrocinato dal Dipartimento di Stato, l’evento ha contato sulla partecipazione della Segretaria di Stato Hillary Clinton e di vari “delegati” invitati dalla diplomazia statunitense, come i venezuelani Yon Goicochea (Primero Justicia), il dirigente dell’organizzazione Primera (gruppo fondato da Goicochea), Rafael Delgado, e la ex dirigente studentesca Geraldine Álvarez, ora militante della Federazione Futuro Presente, organizzazione creata da Yon Goicochea con finanziamenti dell’Istituto Cato degli Stati Uniti. Hanno partecipato anche Marc Wachtenheim di Cuba Development Iniziative (progetto finanziato dal Dipartimento di Stato e da USAID attraverso la Fondazione Panamericana dello Sviluppo “PADF”) e altri rappresentanti di Cuba, Iran, Bolivia, Ecuador, Sri Lanka, India, Canada, Regno Unito, Colombia, Perú, Brasile, Libano, Arabia Saudita, Giamaica, Irlanda, Turchia, Moldavia, Malaysia, Stati Uniti e Messico.
La AYM nacque nel 2008 in seguito all’apparizione “…nella scena mondiale di alcuni quasi sconosciuti, generalmente giovani, in grado di dominare le tecniche più recenti, che hanno realizzato cose sorprendenti. Hanno provocato grandi trasformazioni nel mondo, in paesi come Colombia, Iran e Moldavia, avvalendosi di queste tecniche per mobilitare la gioventù. E questo è stato solo l’inizio”.
Il movimento studentesco di opposizione “Manos Blancas” in Venzuela, finanziato e formato dalle agenzie statunitensi; le proteste anticomuniste in Moldavia; le manifestazioni contro il governo iraniano e le proteste virtuali contro il Presidente Chávez sono esempi di come si stia attuando questa nuova strategia. Le nuove tecnologie – Twitter, Facebook, YouTube e altre ancora – sono le loro armi principali, mentre i mezzi tradizionali, come CNN e i suoi consociati, contribuiscono ad esagerare l’impatto reale di questi movimenti, promovendo correnti di opinione false e distorte in merito alla loro importanza e legittimità.
Ciberdissidenza
Nell’aprile di quest’anno, l’Istituto George W. Bush, insieme all’organizzazione statunitense Freedom House, ha convocato un incontro di “attivisti per la libertà e i diritti umani” e di “esperti di Internet” per analizzare il “movimento globale dei ciberdissidenti”.
All’incontro celebratosi a Dallas, Texas, sono stati invitati Rodrigo Diamanti, dell’organizzazione Futuro Presente del Venezuela, Arash Kamangir, iraniano, Oleg Kozlovsky, russo, Ernesto Hernández Busto, di Cuba (vive a Barcellona ed è conosciuto nella rete cubana come “Pájaro Tieso”), Isaac Mao, cinese, e Ahed Alhendi, siriano.
Erano anche presenti membri del governo statunitense e di altre organizzazioni legate alla comunità di intelligence di Washington. Il proposito di questa iniziativa era “coordinare una campagna internazionale attraverso Internet per denunciare i governi di Cuba, Iran, Venezuela, Siria, Russia e Cina” per presunte “violazioni dei diritti umani” e della libertà di espressione.
La stessa settimana, un gruppo di studenti venezuelani è stato invitato alla conferenza annuale del Movimento Mondiale per la Democrazia (WMD, in inglese), un’organizzazione creata e finanziata da NED. Nella riunione, che ha avuto luogo a Giacarta (Indonesia), gli studenti venezuelani hanno denunciato e attaccato il governo del Presidente Chávez, presentandolo come “dittatoriale” e “violatore” dei loro diritti.
di Eva Golinger